Valori economici in aumento, segnali incoraggianti. Le prime 1.000 imprese del territorio valgono 39,4 miliardi
La seconda edizione di “Top Imprese Parma” che presentiamo ai lettori è ancora più ricca della prima, che l’anno scorso ha riscosso grande successo. La ricerca, condotta in collaborazione con l’Università e l’Unione parmense degli industriali, permette di scattare una fotografia dello stato di salute dell’economia parmense partendo dai numeri dell’andamento economico, patrimoniale e di rischio finanziario delle prime 1.000 aziende per fatturato. I dati sono quelli del bilancio 2024, che vengono analizzati “in profondità”, nel loro complesso e settore per settore, da una “squadra” di economisti guidata dal prorettore Pier Luigi Marchini e dalla professoressa Veronica Tibiletti, entrambi ordinari di Economia aziendale.
Il dato generale, positivo e rassicurante, è che quella del nostro territorio è un’economia in salute, cresce e dà ancora una volta prova di solidità, con numeri positivi, anche più dell’anno scorso, praticamente in tutti gli indicatori. Le prime 1.000 aziende della provincia di Parma raggiungono un valore di ricavi di 39,4 miliardi: si va dai 4,883 miliardi della Barilla ai poco meno di 4 milioni della millesima azienda. Il totale dei ricavi cresce del 5,1% rispetto all’anno precedente. Anche nel 2023 era stato registrato un aumento di circa 5 punti rispetto al 2022, ma in quel caso la crescita era in buona parte legata all’inflazione; nel 2024, invece, i dati indicano una crescita effettiva delle imprese del territorio.
Aumentano anche i valori patrimoniali: l’attivo sale del 3,8% e il patrimonio netto del 7,4%, a conferma del fatto che le prime 1.000 aziende hanno avuto un incremento significativo dei patrimoni. In aumento anche il numero dei dipendenti (115.688, +7,3% rispetto all’anno precedente; in linea l’aumento del costo del lavoro: +7,6%). In crescita anche il margine operativo lordo, mentre registrano una lieve flessione rispetto all’anno precedente gli utili complessivi. Altri segnali positivi sono l’aumento dell’indice di copertura degli oneri finanziari e il calo dell’indice di indebitamento.
Nell’analisi dei singoli settori, i dati più positivi (in tutti gli indicatori) riguardano impiantistica alimentare, chimica, trasporti e plastica; qualche ombra in più per meccanica, commercio, edilizia e agroalimentare: ma nel complesso resta un quadro rassicurante circa la solidità del sistema impresa del territorio. Cosa decisamente positiva, in un contesto geopolitico complicato e fonte di preoccupazioni per tutti noi, non solo per chi fa impresa: dalla guerra in Ucraina, per la quale gli spiragli di un accordo per la pace sembrano ancora lontani, alla situazione in Medio Oriente, che resta di alta tensione. Senza dimenticare, ovviamente, l’atteggiamento di Trump e l’impatto pesante che la decisione di imporre dazi sta avendo e avrà in futuro.
